Essere Felici con Se Stessi

Essere Felici con Se Stessi[Essere Felici Con Se Stessi  – Articolo di Marco De Biagi]

Essere felici con se stessi è strettamente connesso, forse oggi più che mai con la nostra capacità di osservare e di vedere.

Dico questo perché il momento attuale che stiamo vivendo è come una persona a due volti, continuamente me ne mostra uno, poi l’altro, poi l’altro ancora e così via…

Il mondo intorno viaggia ad una velocità estremamente più alta rispetto a quella di un passato relativamente recente – come possono essere 60 anni fa – e se le cose vanno così veloci da non riuscire a relazionarmici nel giusto modo, ecco che il mio potenziale non viene mai fuori correttamente.

Non si esprime per quello che è, e quando non mi esprimo cado, presto o tardi, in uno stato di tristezza e di malinconia informi che possono arrivare a livelli di infelicità cronica.

Ci sono tre fattori che giocano un ruolo chiave nella mia vera ricchezza di spirito e felicità, oggi:

  1. osservazione
  2. relazione
  3. espressione

Essere Felici con Se Stessi

Siamo arrivati ad espressioni di materialismo e di violenza molto estreme, per questo sono chiamato ad osservare, con maggior Essere Felici con Se Stessicostanza possibile, come rispondo alla nebbia che viene chiamata mondo quotidiano (che fortunatamente si sta diradando, ma il vecchio dinosauro è resistente e duro a morire).

Quando osservo, quando vedo, vengo a conoscenza di una determinata cosa o verità e in un certo modo mi sento più leggero perché almeno sto prendendo visione, il sentirsi più leggeri nasce dal fatto che DECIDO di guardare… Cosa?

Semplicemente quello che faccio.

Guardati come se stessi guardando una preda da catturare: osserva le relazioni che intrattieni, gli interessi che porti avanti, come reagisci o rispondi a certe situazioni perché sono questi “fattori” che creano il tuo mondo.

  • Che cosa posso creare quindi?
  • Come posso adoperarmi?
  • Qual è la mia verità che aspetta di essere comunicata?

Perché se non divento espressione di verità, di qualcosa che rappresenta la mia identità, presto o tardi ricado in quello stato malinconico descritto sopra, cado in uno stato di povertà interiore.

Sfrattalo!

Diciamo che tutti noi sentiamo che c’è un ospite sconosciuto e sgradevole dentro la nostra pancia.

È un inquilino che non paga l’affitto ma che pretende di stare lì, dentro di te.

E… si lamenta, si lamenta ed addita ad ogni buona iniziativa, quasi ad ogni novità che tenti di mettere in atto.

Ecco perché l’osservazione torna ad essere importante, non è la tenia di cui sto parlando ma è il verme del nostro condizionamento, non  è qualcosa di materiale che posso neutralizzare con cure di varia natura, regimi alimentari o esercizio fisico.

L’unico ed affascinante modo per cacciare quest’ospite è contemplarlo, vederlo… riconoscerlo.

Il processo di riconoscimento di questo parassita 🙂 può essere velocissimo oppure lungo.

L’importante è non avere fretta, non correre, perché occorre tempo per osservarsi, riconoscere le zone ombra e farle splendere di nuovo.

In che senso?

Essere Felici con Se Stessi

Essere Felici con Se Stessi…tutti gli appassionati di Tolkien sanno che gli Orchi, i terribili Uruk, in realtà non sono sempre stati Orchi appunto, ma erano Elfi all’inizio, lo sapevi vero?

Creature luminose e pacifiche, espressioni di divinità sulla terra, Elfi appunto, ma che si sono lasciati corrompere dal potere dell’oscurità, dell’avidità e dell’ingordigia.

…se applichi questa metafora alla tua vita, a quelle volte che senti di dover mettere in atto un piano in linea col tuo cuore e poi, per vari diversi motivi non lo fai (non lo facciamo) il disagio che questo genera è particolare, è sottile e profondo, e va lentamente o rapidamente in accumulo.

Essere di cattivo umore in questo modo significa essere consapevoli di non star dando ascolto ai propri principi e di non avere, almeno sul momento, la forza di metterli in pratica, significa aderire a qualcosa che non mi rappresenta.

Lì sta l’insoddisfazione, che può diventare sofferenza, corrompersi è una sofferenza regale ma che diventa mortale.

Ecco perché l’altra grande medicina del tempo attuale è il pensiero positivo, la fiducia.

Una fiducia matura però, quasi severa, una positività che mi fa mettere bene in guardia su quale lato della strada devo camminare, è una positività che in un attimo può tramutarsi in qualcosa di molto spiacevole, se non seguo la sua indicazione.

Non è in realtà lei che si tramuta ma è il ritorno che ricevo dalla mia stessa azione.

Essere Felici con Se Stessi

ciò che mi fa essere feliceIl momento che stiamo vivendo è veramente magico, e questa magia si esprimerà sempre di più mano mano che andremo avanti, ed il modo in cui tale meraviglia funzionerà (e funziona) sarà che il contrasto fra ciò che mi fa essere felice e ciò che mi porta giù diverrà sempre più evidente e se non seguirò la mia strada sarà sempre più facile cadere e difficile rialzarsi.

Una grande, planetaria, universale selezione naturale.

Tutto questo non per punirci ma per far venir fuori allo scoperto, una volta per tutte, il piccolo Orco che custodiamo all’interno.

Non può stare dentro di me, non sono io!

Il fatto che lo abbia portato dentro fa parte della mia infelicità e corruzione ma adesso non posso più andare avanti così, perché devo essere chi sono per poter star bene.

Non l’hai sfrattato?… bé, convivici 🙂

La meraviglia dell’essere chi si è sta nella parola convivenza, perché in verità non è possibile sfrattare l’ospite sgradito, non si può prenderlo a calci e buttarlo fuori, non è possibile fargli violenza.

O meglio si può ma questo comprometterebbe ancora di più la situazione.

L’ospite sgradito sta urlando, sta invocando che tu, che me, imbracciamo nuovamente la nostra forza e lo liberiamo.

Liberarlo significa farlo tornare ad essere quello che era prima di corrompersi.

Significa regalargli nuovamente il proprio stato di leader, significa donargli la propria originale ricchezza.

L’ospite non ce la fa a fare tutto questo da solo, ha bisogno della tua cooperazione, ha bisogno della tua scelta.

La scelta porta alla libertà, ma fa attenzione perché il concetto di libertà, contestualizzato nel mondo in cui viviamo oggi, è molto illusorio.

Chiunque sia in cammino verso un vero miglioramento personale e spirituale impara a capire che libertà significa assumersi le proprie responsabilità.

E quando questo processo liberatorio s’avvicina alla fase conclusiva è come se sentissi che non mi sto in realtà liberando, seguimi, ma che mi sto lasciando andare a quello che sono.

Sto lasciando morire il desiderio di essere quello che voglio essere e sto aprendo le porte al fatto che posso e devo essere quello che sono.

Sto ritornando verso la mia immagine reale, il mio archetipo, sto perdendo la libertà che credevo di avere perfino nei confronti di me stesso e sto diventando un servo dell’universo.

Riesci a lasciar andare questa pietra dal tuo cuore?

Sai perché è difficile gettarla via?

Prova un attimo, adesso, a guardare il mondo intorno a te, solleva gli occhi dall’articolo ed osserva gli oggetti che hai intorno, l’ambiente che hai intorno…
…ascolta la vibrazione dietro quello che vedi…
…e prova a sentire che questo ambiente è pronto ad un tuo comando.

Adesso o mai più abbiamo questa chance, adesso il mondo ci sta dicendo che possiamo plasmarlo (e plasmarci) per quello che sentiamo.

Se si trova difficile lasciar andare le pietre dal cuore è perché non si sa come riempire il vuoto che si crea, siamo diventati dipendenti dalle pietre e dalle spine 🙂

Ma ricorda, come dicevamo all’inizio, che noi siamo qui per esprimerci, per modellare il nostro potenziale attraverso la materia, le relazioni, il mondo.

E quando perdiamo di vista questa possibilità di creare la nostra felicità s’assottiglia perché essa è strettamente legata alle idee che esprimo e realizzo, questo perché vivo in un mondo di azione.

Sebbene io sia un essere spirituale, immateriale, adesso sto interagendo con il mondo dell’azione, e questo esige che io esprima i miei desideri per sentirmi contento ed appagato, altrimenti ristagno dentro e divento un Orco pronto a distruggere.

I desideri si chiamano tali perché mi aiutano a creare, un po’ come il protagonista de La Storia Infinita alla fine del film: la Principessa Bambino gli dice di ricreare il mondo esprimendo desideri.

Se non crei, perdi la tua chance di ricevere il frutto, e se non ricevi il frutto non puoi sviluppare né felicità né ricchezza.

La clausola di questo contratto, però, è che i desideri devono essere puri, non macchiati da quello che voglio io ma devono essere espressioni reali di quello che sento sia benevolo, amorevole, amichevole e che regali felicità.

Osservati un po’ di più e scopri qual è il tuo prossimo progetto da realizzare, scopri qual è il tuo prossimo desiderio che aspetta di essere esaudito.

Hai capito vero chi è il Genio della Lampada?

[Essere Felici Con Se Stessi  – Articolo di Marco De Biagi]

PS

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