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[Articolo di Simona Vitale www.Dicembre2012.com]
Chi l’ha detto che con le proprie passioni ed i propri hobby non sia possibile guadagnare?
Chi l’ha detto che il lavoro debba essere faticoso e stancante?
Siamo abituati a ritenere che esista una linea di demarcazione molto netta tra l’attività professionale e le attività che ci procurano piacere e che dalla prima traiamo un reddito per la nostra sopravvivenza e dalla seconda un senso di leggerezza e di spensieratezza.
Uno stereotipo largamente diffuso vuole che il lavoro sia duro e pesante e che a costo di sacrifici ci si guadagni la pagnotta per vivere.
Nel tempo cosiddetto “libero” ciascuno poi coltiva le proprie passioni, quelle che fanno brillare gli occhi dall’entusiasmo e fanno andare il cuore in festa.
Il luccichio negli occhi è sintomo spesso di un’ispirazione divina e lo si scorge mentre siamo intenti a fare ciò che ci riesce meglio, liberi dal peso che quell’attività debba essere riconosciuta ed apprezzata socialmente: fare battute, ricamare, disegnare, creare oggetti per la casa, sfornare torte etc. etc.
Ebbene anche le inclinazioni apparentemente più inutili (che so, avere la capacità di memorizzare tutti i calciatori italiani dagli anni ’30 ai giorni nostri, vestirsi bene, essere una macchietta e chi più ne ha più ne metta) potrebbero procurare denaro.


